È il 15 di agosto e in quel di Brione Verzasca è ormai tradizione, probabilmente secolare, quella di accompagnare con una festa di paese l'Assunzione in Cielo di Maria. Il tutto prende vita nella chiesa a lei dedicata.
Piccola, accogliente, leggermente oscura, spesso e volentieri poco piena. I banchi si riempiono a stento, servono il gruppo Vestiti Tradizionali della Verzasca e la Corale Fonteviva per farlo.
Si dà il via ai festeggiamenti con una funzione di breve durata. Ritorna il famoso drago rosso dalle sette teste, dalle dieci corna e dai sette diademi (“Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo” - Ap 11, 19a; 12, 1-6a.10ab) e si rende visita alla casa di Zaccaria e alla moglie Elisabetta (“Dal vangelo secondo Luca” - Lc 1, 39-56).
Dopo la celebrazione, una breve pausa pranzo in quel de La Motta e poi via di nuovo alle volte di Brione.
È qui, e ora, che accade la magia.
Sono i vespri del pomeriggio la vera chicca della giornata. È qui che una comunità di normalissime persone si rivela un insieme canoro di notevole ricchezza e fattura. La gente si inventa Contralto, Basso, Soprano e Tenore con notevole successo.
Per chi non lo sapesse: i vespri sono un'antica forma della liturgia cattolica per la quale l'ufficio viene cantato in forma solenne. Dalla prima all'ultima parola (eccezion fatta per le lettura di rito) vengono espresse in forma musicale, e tutti, dico tutti, sono autori e interpreti.
Apice della celebrazione è il canto delle celeberrime Litaniae Lauretanae che accompagnano la Vergine in giro per le strade del paese e precede l'ostensione della reliquia (e che qui vi riporto in una registrazione fatta sabato 15 agosto 2015).
Questa composizione della durata di quasi nove minuti – ripresa più volte da compositori come Palestrina, Lasso, Monteverdi e successivamente musicata anche da Mozart in una versione per quattro voci, orchestra e organo – musicalmente presenta il carattere di un recitativo che si sviluppa su una breve formula sillabica, ripetuta per una ventina di strofe, o poco più.
Il collettivo entra lentamente nel brano, bisogna scrollarsi un po' di ruggine di dosso (verosimilmente questo brano è stato cantato per l'ultima volta, con questo organico, proprio in occasione della festa dell'anno precedente). L'inizio è titubante e anche piuttosto stonato. Poi ognuno trova il suo spazio, libera la sua voce e la sua interpretazione... e il risultato è emozionante, soprattutto se si ha l'occasione di sentirlo dal vivo sulla propria membrana auricolare, mentre si partecipa cantando.
I vespri non sono nient'altro che il sentimento di comunità tradotto in musica. Tutti fanno parte di un collettivo e condividono un momento importante della propria vita. E nonostante tutto si sta un po' meglio. A conferma di tutto ciò, un esempio, tratto dal libro "Perché ci piace la Musica" di Silvia Bencivelli (Sironi Editore, 2012 - pag. 139)
[...] Robin Dunbar, dell'Università di Liverpool, ha misurato i livelli di endorfine - ormoni simili alla morfina prodotti nel cervello e capaci di alleviare il dolore e di dare un senso di appagamento - nei fedeli di una chiesa anglicana. Ha scoperto così che la produzione di queste sostanze aumenta nel corso della funzione religiosa, soprattutto dopo il canto degli inni. L'idea di Dunbar è che il fenomeno sia legato alla capacità della musica di permettere la socializzazione tra individui, anche in situazioni difficili, e quindi la sopravvivenza del gruppo.
Purtroppo, parlando con alcuni degli artefici di Brione, è emerso che questa splendida tradizione è una di quelle in via d'estinzione. Momenti comunitari come quello descritto qui sopra, sono sempre meno presenti nel vivere quotidiano. Alcuni paesi della valle hanno già visto svanire queste beltà.
Con i miei famigliari, i miei fratelli ed amici cercheremo di tenere viva quella di Brione. Speriamo che questa idea sia condivisa... e che il patrimonio culturale venga salvaguardato.
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